Bottega di Giotto di Bondone

Scuola · 1290–1337 · Firenze, Assisi, Padova, Toscana, Roma

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La bottega di Giotto impone alla pittura italiana un modo nuovo di rappresentare il mondo: i corpi acquistano peso e volume attraverso il chiaroscuro, occupano uno spazio misurabile definito da architetture viste di scorcio, e il fondo oro lascia il posto a cieli azzurri continui. Il racconto sacro viene tradotto in vicenda umana, affidata agli sguardi, ai gesti e alla disposizione delle figure più che agli attributi simbolici. Lo stesso linguaggio si adatta a supporti diversi — cicli murali, croci dipinte, polittici su tavola — grazie a un'organizzazione di collaboratori capace di lavorare contemporaneamente in città lontane fra loro. È da questa officina che deriva gran parte della pittura italiana del Trecento.

Contesto storico

Le commissioni provengono dai grandi cantieri degli ordini mendicanti, in primo luogo la basilica francescana di Assisi e le chiese fiorentine, e dalla nuova committenza urbana di mercanti e banchieri: a Padova un ricco privato fa decorare la cappella di famiglia, a Firenze i Bardi, i Peruzzi e i Baroncelli si assicurano le cappelle di Santa Croce. Il prestigio raggiunto porta la bottega a lavorare anche per la corte papale e per quella angioina.

Innovazioni

Opere