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Ciclo di affreschi con Storie di san Francesco che Giotto, con l'aiuto della bottega, dipinge nella cappella Bardi della basilica di Santa Croce a Firenze, probabilmente fra il 1320 e il 1325; nella stessa basilica affresca anche la cappella Peruzzi. Appartiene alla tarda maturità del pittore, attivo in quegli anni fra Firenze, Roma e Napoli. Il confronto con le Storie di Assisi mostra che Giotto conserva l'impianto di alcuni episodi, ma lo rinnova con un punto di vista più basso, una maggiore centralità del santo, uno spazio e volumi più convincenti e un'attenzione più acuta ai sentimenti.
Il caso più chiaro è l'Apparizione al Capitolo di Arles (cappella Bardi). Come nell'affresco dipinto trent'anni prima nella chiesa superiore di Assisi (Apparizione al Capitolo di Arles (Storie di san Francesco, Assisi)), Francesco compare sospeso a braccia aperte in una sala divisa in tre campate, e l'ambiente è quasi lo stesso. Cambia però il modo di costruire la scena: la curva delle braccia corrisponde simmetricamente all'archetto che le sovrasta, e insieme disegnano un cerchio ideale; il punto di vista abbassato rende la figura del santo più monumentale e la colloca al centro della composizione.
Rispetto al ciclo assisiate lo spazio è reso con maggiore efficacia, i corpi hanno un volume più pieno e i frati che assistono all'apparizione rivelano reazioni individuali, segno di un realismo psicologico più maturo. Gli affreschi della cappella Bardi mostrano così un Giotto che rilegge le proprie invenzioni giovanili alla luce dell'esperienza accumulata dopo il cantiere di Padova.