Apri la scheda interattiva →
Ventotto affreschi, di circa 270 × 230 cm ciascuno, che raccontano la vita di san Francesco seguendo la Legenda maior di Bonaventura da Bagnoregio. Occupano la fascia più bassa delle pareti della navata nella chiesa superiore della Basilica di San Francesco e sono datati agli anni Novanta del Duecento. La critica li assegna in prevalenza a Giotto e alla sua bottega, anche se la cosiddetta «questione giottesca» resta aperta. Tra una scena e l'altra corrono colonne tortili dipinte e cornici con mensole viste di scorcio, che fanno sembrare le storie ambientate al di là di un loggiato.
Anche la data è discussa. Secondo Giorgio Vasari il ciclo fu commissionato da fra Giovanni Mincio da Morrovalle, ministro generale dei francescani dal 1296 al 1304: in quel caso il lavoro sarebbe cominciato non prima del 1296. Altri pensano a un'esecuzione più precoce, tra il 1290 e il 1296, e proprio per questo hanno immaginato un pittore diverso, perché Giotto sarebbe stato troppo giovane per guidare un cantiere così importante. L'obiezione però non è decisiva: all'epoca si diventava maestri molto presto, e non mancano grandi incarichi affidati ad artisti poco più che ventenni. Lo stesso dibattito riguarda le vicine Storie di Isacco (Isacco benedice Giacobbe; Esaù respinto da Isacco), oggi per lo più attribuite anch'esse a Giotto.
Le mensole delle cornici sono dipinte in scorcio, in modo ancora approssimativo, come se tutte le linee di ogni campata convergessero verso un punto sul suo asse verticale. Chi guarda ha l'impressione di vedere le scene attraverso un porticato: è un primo tentativo di aprire illusoriamente la parete, che Giotto perfezionerà nelle opere successive, e conferma che tutto il ciclo della navata nasce da un unico progetto.
Lo studio dello stile mostra che le scene sono state dipinte nell'ordine del racconto, cominciando dalla giovinezza del santo. La prima eseguita è la seconda della serie, San Francesco dona il mantello a un cavaliere povero, dove la rivoluzione giottesca è già tutta visibile: gesti ed espressioni naturali, corpi solidi e ben definiti sotto panneggi dalle pieghe profonde, colori e luci che fanno capire se una stoffa è lucida o pesante, paesaggi e architetture presi dal vero.