La bottega dei Pisano fonda la scultura monumentale italiana su due impulsi successivi. Nicola guarda ai sarcofagi romani conservati a Pisa e ne ricava figure ampie, avvolte in panneggi solenni, disposte in rilievi affollati che riempiono ogni spazio disponibile; il suo strumento tipico è il pulpito poligonale, sorretto da colonne su leoni stilofori e rivestito di storie continue. Giovanni, cresciuto in quella stessa officina, introduce il ritmo nervoso della scultura gotica d'oltralpe: le figure si torcono, i volti si contraggono nel dolore, il rilievo si scava in profondi contrasti di luce e ombra. Con lui la statua si stacca dall'architettura e dialoga con lo spettatore dalla facciata della cattedrale. Il nome esteso della scuola nel catalogo era «Bottega di Nicola Pisano e Giovanni Pisano».
I committenti sono le grandi istituzioni cittadine dell'Italia comunale: le fabbriche delle cattedrali e dei battisteri di Pisa, Siena e Pistoia, e i governi cittadini, come quello di Perugia che celebra con una fontana monumentale l'arrivo dell'acqua in piazza. In questo quadro l'opera scultorea diventa insieme arredo liturgico e affermazione dell'orgoglio civico, e gli artefici cominciano a firmare le proprie imprese con iscrizioni elogiative.