Pulpito della cattedrale di Santa Maria Assunta di Pisa

Giovanni Pisano · 1302-1311 · Cattedrale di Santa Maria Assunta · Pisa

Pulpito della cattedrale di Santa Maria Assunta di Pisa, Giovanni Pisano Apri la scheda interattiva →

Pulpito in marmo che Giovanni Pisano scolpisce fra il 1302 e il 1311 per la Cattedrale di Santa Maria Assunta (Duomo di Pisa). Smontato nel XVII secolo, è stato ricomposto solo nel 1926, probabilmente in una forma non fedele all'originale, di cui gli studiosi hanno proposto varie ricostruzioni. Il confronto con gli altri pulpiti di famiglia, quelli di Nicola Pisano e quelli dello stesso Giovanni, resta comunque eloquente: la pianta è quasi circolare e le lastre del parapetto sono di conseguenza convesse, così che l'insieme acquista una notevole fluidità plastica.

Analisi

La cassa è retta in parte da fusti di porfido, appoggiati su plinti o sul dorso di leoni, in parte da statue che fanno esse stesse da colonna, cariatidi e telamoni. Invece delle arcatelle, travi orizzontali di marmo scaricano su mensole coperte di fogliami; profeti, apostoli ed evangelisti occupano i pennacchi e le separazioni fra le lastre, e al centro compaiono le sibille. Il parapetto continua anche sul lato d'ingresso e narra la storia della salvezza, dall'Annunciazione, attraverso la Natività, l'Adorazione dei Magi, la Presentazione al Tempio, la Fuga in Egitto e la Strage degli Innocenti, fino alla Crocifissione e al Giudizio Universale.

Rispetto alle opere precedenti le scene sono ancora più affollate e ricche di particolari, con una vivacità di racconto tipicamente gotica, vicina alle ricerche dei maggiori pittori del tempo. I corpi si staccano quasi del tutto dalla lastra, e le ombre profonde che ne derivano rendono le composizioni massicce e plastiche. Nella lastra con la Strage degli Innocenti il re Erode, seduto in alto, allunga il braccio per imporre la morte di ogni neonato maschio di Betlemme; sotto e intorno al trono la superficie è un groviglio di armati che portano via i piccoli, madri che li difendono, bambini uccisi. Le torsioni delle membra rivelano lo studio delle casse funerarie romane con mischie di guerrieri. Un espediente prospettico suggerisce la profondità: i personaggi appaiono impilati, ma chi sta più in alto va letto come più distante e chi sta in basso come più prossimo all'osservatore. Il rilievo molto aggettante, isolando i personaggi dal fondo, li proietta verso chi guarda e accresce il pathos.

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