Pulpito marmoreo a pianta ottagonale che Nicola Pisano esegue tra il 1265 e il 1268 per la cattedrale di Siena, su commissione dell'Opera del Duomo di Siena. In origine sorgeva vicino all'altare maggiore, nel punto in cui il transetto incontra il coro; è stato poi spostato sul fianco sinistro della navata maggiore. Rispetto al Pulpito del battistero di San Giovanni la struttura è più articolata e il rilievo si estende su ogni superficie disponibile, fino quasi a prevalere sull'architettura. Il fusto delle colonne, in granito, alterna come appoggio leoni stilofori e zoccoli a otto lati; sul basamento della colonna mediana sono scolpite le Arti liberali insieme alla Filosofia.
Il pulpito senese mostra Nicola che si allontana dalla compostezza classica di Pisa per aderire con più decisione al linguaggio gotico. I leoni stilofori hanno un rilievo plastico più forte e un'energia sconosciuta a quelli, statici e classicheggianti, del pulpito pisano, e le prede serrate fra i loro artigli si divincolano con enfasi drammatica. Più in alto l'impianto sembra quello pisano, con capitelli a crochet e archi trilobati intervallati da sculture; gli angoli fra le lastre, però, che a Pisa erano segnati da colonnine, ospitano ora statue fortemente sporgenti: figure di angeli, di Cristo, della Madonna e di san Paolo, a cui si affiancano spesso personaggi più piccoli.
Le lastre del parapetto riprendono i soggetti pisani con qualche aggiunta: Natività, Adorazione dei Magi, Presentazione al Tempio e Fuga in Egitto, Strage degli innocenti, Crocifissione e un Giudizio Universale distribuito su due lastre. Le scene però sono gremite di figure, animate da gesti concitati e da volti di intensa espressività.
Nella Crocifissione (particolare del pulpito della cattedrale di Siena) un'onda dinamica sembra propagarsi dal Cristo verso l'esterno e piegare gli astanti. I panneggi, meno geometrici che a Pisa, si frangono in pieghe sottili e ritmiche; i sottosquadri profondi ai lati delle figure in primo piano accentuano il chiaroscuro e danno alla superficie un effetto quasi pittorico. Tra gli aiuti di bottega figurano il figlio Giovanni Pisano e Arnolfo di Cambio. Trent'anni dopo Giovanni riprenderà l'apparato decorativo continuo di questo pulpito nel Pulpito della chiesa di Sant'Andrea a Pistoia.