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Olio su tela (93,3 × 124,5 cm) che Giovan Girolamo Savoldo esegue fra il 1530 e il 1535, oggi al Metropolitan Museum of Art di New York. Appartiene alla serie di «notturni» che il pittore bresciano dipinge negli anni trenta. L'evangelista scrive al lume di una piccola fiamma, mentre l'angelo, accanto a lui, gli suggerisce il testo. La luce, che proviene sia dalla candela in primo piano sia dalle aperture laterali dell'ambiente, fa affiorare le forme dal buio e accende la veste del santo di riflessi cangianti e morbidi come il velluto.
Formatosi probabilmente a Brescia presso Vincenzo Foppa, Savoldo arricchisce la propria pittura con i viaggi: nel 1506 è a Parma, verso il 1508 si ferma per qualche tempo a Firenze, dove accoglie gli spunti della pittura toscana, e intorno al 1520 si trova in Veneto. Qui lo studio di Giorgione, Tiziano Vecellio e Leonardo da Vinci lo porta a una pittura di luce intensa e di sguardo raccolto sulla realtà.
Nei notturni questi caratteri raggiungono la massima concentrazione: colore e luce, intensi e raccolti, nascono dall'incontro fra la tradizione veneta e quella fiamminga. In questo dipinto le due sorgenti luminose modellano i volumi nel buio, e l'ispirazione divina non ha nulla di visionario: il dialogo fra Matteo e l'angelo è reso con una concretezza nuova, in accordo con il realismo dell'ambiente in cui si svolge.