Scuola bresciana

Scuola · 1521–1550 · Brescia, Lombardia, Trento, Val Camonica

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La pittura bresciana del Cinquecento si colloca fra il colore veneto e l'attenzione lombarda al dato concreto, e da questo incrocio ricava un naturalismo insolito nel panorama italiano del tempo. Romanino racconta le storie sacre con accento popolare, figure massicce e una pennellata rapida e materica; Moretto lavora su gamme argentee e grigio-perla, con una devozione pacata e ambienti descritti con precisione; Savoldo indaga la luce artificiale e i notturni, misurando i riflessi sui tessuti. Nel ritratto, la scuola arriva a rappresentare a figura intera anche persone di condizione non aristocratica, colte nel proprio lavoro. Questa vocazione al vero costituisce uno degli antecedenti riconosciuti della pittura di Caravaggio. Il nome esteso della scuola nel catalogo era «Scuola bresciana (Romanino, Moretto, Savoldo)».

Contesto storico

Brescia appartiene alla Repubblica di Venezia e la sua committenza è composta soprattutto da confraternite, parrocchie cittadine e chiese dei paesi di valle, oltre che dalla borghesia mercantile che ordina ritratti. Alcuni dei pittori vengono chiamati anche fuori dal territorio, come nel caso della decorazione della residenza principesca di Trento, dove il linguaggio bresciano si misura con l'apparato di una corte vescovile.

Innovazioni

Opere