Cena in casa del fariseo

Gerolamo Romanino · 1532-1533 · Pinacoteca Tosio Martinengo · Brescia

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Affresco staccato (324 × 248 cm) oggi nella Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia. Gerolamo Romanino lo dipinge nel 1532-1533 per il refettorio della foresteria dell'abbazia olivetana di Rodengo Saiano, non lontano dalla città: il ciclo, pensato per un luogo destinato agli ospiti, mette in scena i valori dell'accoglienza e della carità. Nell'episodio evangelico la Maddalena, inginocchiata ai piedi di Cristo durante il banchetto, li asciuga con i propri capelli in segno di umiltà.

Analisi

Nato a Brescia, Gerolamo Romanino si perfeziona soggiornando più volte a Venezia, sulle opere di Giorgione e di Tiziano Vecellio; anche grazie alle opere di Albrecht Dürer rielabora il tonalismo veneto in chiave personale, piegandolo a un linguaggio fortemente espressivo e ancorato alla vita di tutti i giorni. Nei soggetti sacri questo si traduce in una devozione immediata, capace di parlare direttamente al fedele.

La Cena in casa del fariseo ne è un esempio chiaro. La scena si svolge in un ambiente stretto e disadorno; i volti non cercano la grazia e lo stesso Cristo ha lineamenti grossolani e barba trascurata. Le proporzioni sono dilatate e i piedi di Gesù vengono spinti in primo piano, perché tutta l'attenzione vada al gesto della Maddalena. Il racconto, di tono popolare, si fonda così su scelte apertamente anticlassiche.

La rozzezza è però una scelta, non un limite: qua e là un dettaglio rivela quanto il pittore sia colto: sotto la volta, per esempio, compare un nido di rondini ripreso da un'incisione di Dürer. Lo stesso registro popolare ed espressivo tornerà, l'anno successivo, negli Affreschi della chiesa di Santa Maria della Neve a Pisogne.

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