Apri la scheda interattiva →
Tela a olio (209 × 126 cm) che il Moretto dipinge intorno al 1550 per la cappella della Santissima Croce nel Duomo Vecchio di Brescia; oggi è nella Pinacoteca Tosio Martinengo. Il tema dell'Ecce homo è ridotto all'essenziale: oltraggiato e flagellato, il Salvatore è seduto sul primo gradino di una scala, i polsi stretti dalla corda e il capo cinto di spine, mentre alle sue spalle un angelo solleva la veste macchiata di sangue. Sulla scalinata giace di scorcio la croce, annuncio della morte imminente.
Il Moretto, al secolo Alessandro Bonvicino, lavora per quasi tutta la carriera nella sua città, Brescia. Parte dalla lezione di Vincenzo Foppa e vi innesta elementi di varia provenienza, soprattutto veneti, al punto che si ipotizzano soggiorni a Padova e a Venezia. La sua fede intensa lo porta nella confraternita bresciana del Santissimo Sacramento, sostenitrice di una Chiesa rinnovata, più povera e vicina al popolo: nei suoi quadri questo si traduce nel coinvolgimento emotivo e devozionale di chi guarda.
In questa tela l'effetto nasce dalla sobrietà, non da forzature espressive. La veste sostenuta dall'angelo forma una quinta che, insieme al fondo scuro, obbliga l'occhio a fermarsi sulla figura sofferente in primo piano. Il pallore del corpo prefigura già la morte. Una luce fredda che arriva di lato e una gamma di colori ristretta, giocata sui grigi e sui toni cinerei tipici della tavolozza del pittore, accentuano la drammaticità del momento.
I due volti si rispondono: l'angelo ha un'espressione di dolore e di orrore, Cristo quella di chi accetta consapevolmente il proprio destino. Il suo sguardo è rivolto allo spettatore, chiamato a partecipare in prima persona alla sua sofferenza.