Disputa di santa Caterina d'Alessandria con i filosofi

Pinturicchio · 1492-1494 · Palazzo Apostolico, appartamento Borgia, lunetta della Sala dei Santi · Città del Vaticano

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Affresco (256 × 459 cm) che Pinturicchio esegue fra il 1492 e il 1494 nella lunetta maggiore della Sala dei Santi, nell'appartamento Borgia del Palazzo Apostolico in Città del Vaticano, su commissione di Alessandro VI Borgia. Formatosi a Perugia e partito come miniatore, già pittore prediletto di Innocenzo VIII, l'artista guida qui, con molti collaboratori, la sua impresa più impegnativa: affrescare volte e lunette di un appartamento di sei sale ufficiali e due stanzette riservate, dove temi sacri, miti e allegorie compongono un elogio del pontefice e del suo potere.

Analisi

Nella Sala dei Santi le vele della volta raccontano il mito egizio di Iside e Osiride (Appartamento Borgia, Mito di Iside e Osiride), mentre le lunette sono dedicate alle storie di alcuni santi. La Disputa occupa il posto d'onore, sulla parete di fronte alla finestra. La scelta di Caterina, martire in Egitto agli inizi del IV secolo, non è casuale: il suo martirio egiziano permette di saldare le storie cristiane in basso con il mondo egizio e classico dipinto in alto, e offre il pretesto per vesti orientali sontuose e decorative.

La giovane confuta i sapienti pagani radunati da Massimino, che governa l'Egitto; colpito dal suo fascino e dal suo ingegno, l'imperatore finirà per volerla in moglie. Sul fondo si leva un arco trionfale romano esemplato sull'Arco di Costantino, coronato da un bue d'oro: l'animale evoca la divinità egizia Api e insieme l'emblema araldico della famiglia del papa, e la scritta «PACIS CULTORI» sotto di esso fa di Alessandro il difensore della pace e del diritto.

Lo stile concilia la passione antiquaria della corte romana con il gusto di Alessandro VI Borgia, valenciano e legato alle raffinatezze esecutive e all'uso generoso dell'oro del tardogotico spagnolo. Pinturicchio vi riesce grazie a un senso decorativo spiccato e a un linguaggio che deve molto alla miniatura: segno grafico, volumi quasi bidimensionali, dettagli minuziosi. Da Gentile da Fabriano, conosciuto in Umbria, aveva tratto la sontuosità cromatica e da Piero della Francesca il senso dello spazio; vi si aggiungono gli esempi di Filippo Lippi e di Beato Angelico, e quello di Pietro Perugino, che aveva seguito a Roma per lavorare nella Cappella Sistina.

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