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Ciborio d'altare (h. 606 cm) in marmi diversi, mosaico e dorature, firmato da Arnolfo di Cambio e datato 1293, nella basilica di Santa Cecilia in Trastevere a Roma. Riprende la struttura del Ciborio di San Paolo fuori le Mura del 1285, un'edicola retta da quattro colonne antiche, ma ne cambia le proporzioni: fusti slanciati da dadi a mosaico, arcate trilobate ad arco acuto più basse e traforate, nessuna colonnina accanto alle statue angolari, pinnacoli e cuspide più misurati, frontoni più schiacciati. Negli stessi anni Pietro Cavallini affresca nella chiesa il Giudizio Universale.
Negli anni del lavoro umbro, a cui appartiene il Monumento funebre del cardinale Guillaume de Braye, lo scultore rientra spesso a Roma, dove riceve commissioni di primo piano. Con i cibori prende posizione su quanto spazio dare alla scultura rispetto alla struttura in un arredo sacro, e sceglie una via diversa da quella dei pulpiti pisaneschi: è la struttura a definire gli spazi delle parti scolpite, che vi si inseriscono con funzione soprattutto decorativa.
A San Paolo, accanto a un ornato debitore del Gotico rayonnant, il reimpiego di marmi antichi rilavorati rivelava un gusto antiquario colto. A Santa Cecilia la ricerca si affina: la decorazione gotica si fa leggera e si fonde con proporzioni di impianto classico e con i mosaici cosmateschi, mentre il marmo bianco, arricchito d'oro, accresce la preziosità dell'insieme.