Capolavoro della maturità di Arnolfo di Cambio, commissionato dal cardinale francese Guillaume de Braye per la chiesa di San Domenico a Orvieto verso il 1282. Codifica la nuova tipologia del monumento funerario gotico con catafalco addossato alla parete e baldacchino. L'opera, alta 628 cm, fonde modelli classici (la statua della Madonna è un reperto antico raffigurante forse Giunone), linguaggio gotico e preziosismo medievale romano con mosaici cosmateschi.
Il monumento, oggi in posizione parzialmente ricomposta dopo lo spostamento dalla navata principale (abbattuta nel 1932), presenta una struttura stratificata: in basso un basamento a due ordini decorato da cassette rettangolari con mosaici cosmateschi e colonnette tortili; al centro il catafalco marmoreo con la statua del cardinale giacente (D) sollevato dal tendaggio da due diaconi (E); in alto tre edicole decrescenti, di cui rimangono due frammenti, raffiguranti la Madonna in trono (A), San Marco che presenta il cardinale (B) e San Domenico (C). La statua della Vergine è un reperto classico romano (forse Giunone) a cui Arnolfo ha aggiunto braccia e il Bambino, esemplificando la sua metodologia di reimpiego dell'antico. L'estetica gotica emerge nel movimento drammatico dei diaconi e nel panneggio angolare della cortina. Il volto del defunto è probabilmente desunto da una maschera funeraria in cera, rivelando un realismo ritrattistico eccezionale per l'epoca. Le decorazioni cosmatesche raccordano le tre direttrici stilistiche dell'opera: classicismo, goticismo e arte medievale romana.