Altare del Santo (Altare maggiore della basilica di Sant'Antonio)

Donatello · 1446-1450 · Basilica di Sant'Antonio, Altare del Santo · Padova

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Tra il 1446 e il 1450 Donatello, affiancato da una bottega numerosa, realizza l'apparato scultoreo per l'altare principale del Santo, la basilica antoniana di Padova. Ne fanno parte sette statue in bronzo, la Vergine con il Figlio e i santi Francesco, Daniele, Ludovico, Antonio, Giustina e Prosdocimo, e un corredo di rilievi: le quattro storie miracolose del santo titolare, dodici angeli che suonano, i quattro simboli evangelici, il Cristo in pietà e, in pietra, la Deposizione di Cristo nel sepolcro. Smontato alla fine del Cinquecento, ha l'assetto attuale dal 1895, per opera di Camillo Boito.

Analisi

Donatello arriva a Padova nel 1443-1444; dopo il Crocifisso (sull'altare della basilica di Sant'Antonio) lavora anzitutto al Monumento equestre di Erasmo da Narni detto il Gattamelata, ma è l'altare l'impresa destinata a pesare di più sull'arte padovana e dell'Italia settentrionale, dove apre una stagione straordinaria della scultura in bronzo.

La disposizione quattrocentesca non è nota con certezza. Un aiuto viene da Andrea Mantegna, la cui Pala di San Zeno (Polittico di San Zeno) pare riprendere proprio la disposizione delle statue donatelliane: su questa base la Proposta ricostruttiva dell'altare maggiore donatelliano nella basilica di Sant'Antonio pensa a una sacra conversazione nello spazio reale, dove le figure, raccolte a due o a tre, sono scandite dai sostegni di un ciborio in marmo. Il fulcro è la Vergine, abbigliata come un'imperatrice bizantina e coronata di cherubini, colta mentre si alza da un trono fiancheggiato da sfingi per mostrare il Bambino; il ginocchio che spezza le pieghe della veste suggerisce un lieve moto in avanti e attenua la frontalità. I santi dialogano fra loro con gesti misurati, mentre sul basamento, come in una predella, corrono i rilievi.

Nei pannelli di bronzo lo scultore lascia di proposito alcune parti allo stato di abbozzo accanto ad altre levigate, e sfrutta l'oro e l'argento dei fondi per graduare i riflessi. Le scene sono gremite di personaggi in spazi complessi, resi profondi dallo stiacciato. Rispetto alle opere fiorentine, Donatello rinuncia al controllo dei gesti e degli affetti per un racconto più esplicito e spesso drammatico: nel Miracolo del cuore dell'avaro, entro un'architettura costruita secondo le regole prospettiche di Filippo Brunelleschi, si assiste al centro all'autopsia dell'avaro, a cui manca il cuore come aveva predetto il santo, e a sinistra al ritrovamento del cuore in uno scrigno accanto al denaro.

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