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Tavola a tempera e oro (75 × 58 cm) dipinta verso il 1420 da Michelino da Besozzo e oggi a Siena, nella Pinacoteca Nazionale; è fra le poche opere superstiti del pittore. Lo sfondo e il seggio di Maria sporgono dalla tavola, lavorati con un impasto gessoso a rilievo ricoperto d'oro, che dà alla superficie la qualità di un'oreficeria. Una linea sinuosa disegna i contorni delle singole parti e sembra quasi avvolgersi su sé stessa; i panneggi, per scelta, non descrivono i corpi ma tolgono alle figure ogni concretezza terrena.
Nato verso il 1370 e morto intorno al 1455, Michelino domina la pittura della Lombardia nei primi decenni del XV secolo. Si forma nella fabbrica del duomo di Milano come disegnatore di statue, a contatto con artisti venuti da tutta Europa e con Giovannino de' Grassi, e dal 1401 dirige il cantiere. Fra il 1404 e il 1417 soggiorna a lungo in Veneto e a Venezia, dove lavora probabilmente accanto a Gentile da Fabriano, prima di rientrare a Milano. La sua pittura appartiene al clima cosmopolita della corte viscontea, in cui prende forma lo stile elegante e riconoscibile noto in Europa come ouvrage de Lombardie.
Nello Sposalizio la ricchezza dei materiali è parte integrante del linguaggio. Per ottenere la pastiglia si mescolavano allo stucco farina di grano o di riso, bianco di piombo, uovo ed essenze odorose; la si modellava a mano o con pennelli, stecche e punzoni e la si poteva poi dorare. Qui dà corpo al fondo e al trono, mentre la linea continua e i panneggi che smaterializzano le figure spostano l'immagine in una dimensione astratta e preziosa, lontana dalla resa dello spazio reale.
Studi recenti gli assegnano pure la Madonna con il Bambino e santa Caterina (detta Madonna del roseto) del museo di Castelvecchio a Verona, a lungo ritenuta di Stefano da Verona.