Pulpito della Passione

Donatello · 1460-1466 · Basilica di San Lorenzo · Firenze

Pulpito della Passione, Donatello Apri la scheda interattiva →

Insieme al Pulpito della Resurrezione è l'ultima grande impresa di Donatello, che fra il 1460 e il 1466 lo realizza in bronzo e marmi con l'aiuto dei collaboratori per la Basilica di San Lorenzo a Firenze; a commissionarlo è forse, ancora una volta, Cosimo de' Medici. Lo scultore muore nel 1466 senza vederli compiuti e il lavoro viene portato a termine dalla bottega. Le formelle narrano la Passione di Cristo con toni drammatici: volti e corpi sono deformati all'estremo, ma lo spazio resta costruito con rigore prospettico.

Analisi

I due pulpiti di San Lorenzo sono le ultime prove di Donatello e chiudono il percorso della sua vecchiaia fiorentina. Tornato da Padova tra il 1453 e il 1454, lo scultore porta alle estreme conseguenze le alterazioni di fisionomie e posture già sperimentate nei rilievi dell'Altare del Santo (Altare maggiore della basilica di Sant'Antonio): lascia da parte la bellezza serena delle statue all'antica e cerca un linguaggio drammatico e anticlassico, con forme così contratte da far pensare alla scultura medievale, come già nella Maddalena (dal battistero di San Giovanni a Firenze).

Nelle scene della Passione le figure si accalcano in primo piano, stravolte dal dolore, e la deformazione dei corpi e dei volti accresce la tensione del racconto. Questa libertà non mette però in crisi l'impianto dello spazio, che resta governato dalla prospettiva: sull'altro pulpito il Martirio di san Lorenzo, che porta la data del 1465, colloca la scena in una profonda scatola spaziale vista dal basso. Le superfici lasciate allo stato di abbozzo, che sembrano non finite, rendono ancora più aspro e «espressionista» il linguaggio di queste ultime opere.

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