Piccola tavola a tempera (37,9 × 46,4 cm) che Beato Angelico dipinge fra il 1438 e il 1440 come scomparto della predella della pala commissionata da Cosimo de' Medici per l'altare maggiore della chiesa del convento di San Marco a Firenze; oggi è all'Alte Pinakothek di Monaco. Il corpo di Cristo è sorretto in piedi davanti al sepolcro, fra la Vergine e san Giovanni, e con il sudario disteso a terra forma l'asse di una composizione rigorosamente simmetrica.
La scena è costruita su una simmetria bilaterale e vista frontalmente: il corpo senza vita di Cristo e il lenzuolo steso sul prato ne sono il centro, e le altre figure si dispongono a specchio ai lati. Nel tappeto erboso, dove ogni pianta e ogni fiore sono individuati, sopravvive la minuzia dei miniatori e degli erbari illustrati del Tardogotico. La roccia in cui si apre il sepolcro, pur del tutto tridimensionale, è semplificata e regolarizzata fino a una geometria quasi astratta, sull'esempio di alcune soluzioni giottesche: fa da fondale alla scena e insieme scandisce i piani in profondità.
Una decina d'anni più tardi, durante il viaggio in Italia del 1450, Rogier van der Weyden conosce l'opera e ne trae la sua Deposizione di Cristo nel sepolcro, oggi agli Uffizi. Il confronto fa capire le intenzioni dell'Angelico: la sua immagine rinuncia al paesaggio aneddotico e all'animazione del racconto, e resta un'icona devozionale, coerente con la vocazione di un pittore che era anche frate domenicano.