Nella Padova di metà Quattrocento il giovane Mantegna elabora, a partire dall'ambiente della bottega di Francesco Squarcione, una sintesi personalissima tra archeologia e prospettiva. Le sue figure hanno consistenza di pietra, ferme entro contorni incisivi, e si stagliano su paesaggi rocciosi e architetture all'antica popolate di rovine, epigrafi, rilievi e ornati studiati con precisione filologica. La costruzione prospettica è portata alle estreme conseguenze: il punto di vista si abbassa fino a collocare l'osservatore sotto la scena, e scorci arditi accentuano la profondità e la monumentalità dei corpi. Il nome esteso della scuola nel catalogo era «Andrea Mantegna a Padova (bottega dello Squarcione)».
Padova è allora città universitaria e centro di studi umanistici e antiquari, con una fitta circolazione di reperti, epigrafi e monete antiche; la presenza di Donatello, impegnato per anni nei cantieri della basilica del Santo, mette a disposizione dei giovani pittori un modello scultoreo di riferimento. Le grandi cappelle funerarie delle famiglie cittadine offrono le prime occasioni monumentali, prima che il pittore accetti l'incarico di artista di corte presso i Gonzaga.