Dipinta tra il 1450 e il 1452, tempera su tavola di 63×80 cm, oggi conservata alla National Gallery di Londra.
Mantegna ricorre a un’impostazione accuratamente studiata, in cui ogni elemento è disposto in modo da definire uno sfondo teatrale plastico e preciso. Cristo in preghiera è inginocchiato su un basso spuntone roccioso, con lo sguardo rivolto verso i cinque angeli che gli mostrano i simboli della Passione, preannunciando la morte del Redentore; ai piedi dello sperone di roccia i tre discepoli giacciono profondamente addormentati, mentre sulla destra i soldati guidati da Giuda stanno arrivando per catturare Gesù. Le solide figure di Mantegna, avvolte in panneggi dalle pieghe profonde e acute, sono inserite in un paesaggio aspro e roccioso, le cui striature minuziosamente descritte sottolineano l’andamento orizzontale e verticale della composizione. Anche gli animali hanno valore simbolico, a partire dall’uccello nero che, posato su un ramo secco, osserva Cristo preannunciandone la morte. Sullo sfondo la città murata e turrita è un’idealizzazione di Gerusalemme, in cui convivono citazioni della romanità (l’anfiteatro, forse ispirato all’Arena di Verona), architetture veneziane come il campanile di San Marco e una torre coronata da una mezzaluna islamica; aguzzi picchi montani chiudono l’orizzonte, lasciando intravedere il paesaggio collinare solo sul lato destro della tavola. Rispetto alla versione di Bellini, l’opera di Mantegna risulta dunque più chiusa e teatrale, con la figura umana assoluta protagonista su un paesaggio aspro dal valore prevalentemente simbolico.