Bottega di Cimabue

Scuola · 1260–1290 · Firenze, Arezzo, Assisi, Pisa, Toscana

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Cimabue è l'ultimo grande interprete della maniera greca e insieme il primo a incrinarla dall'interno. Conserva l'impianto bizantino — fondo oro, schemi iconografici fissi, lumeggiature d'oro che percorrono i panneggi — ma dà ai corpi una consistenza nuova, inarca il Cristo delle croci dipinte in una curva di sofferenza e costruisce i troni delle Maestà come strutture viste di scorcio, abitabili. Negli affreschi di Assisi affronta superfici murarie di scala mai tentata prima, con una gestualità ampia e drammatica; le alterazioni chimiche dei pigmenti hanno da tempo rovesciato i valori chiari e scuri di quelle scene, rendendone la lettura simile a un negativo fotografico. Dalla sua officina prende avvio la vicenda della pittura fiorentina del secolo successivo.

Contesto storico

Le commissioni vengono dalle chiese dei nuovi ordini mendicanti, francescani e domenicani, che nelle città toscane e umbre richiedono croci monumentali, tavole d'altare e cicli murali per le proprie basiliche; il cantiere di Assisi riunisce in quegli anni maestranze di diversa provenienza. Le opere in mosaico per la cattedrale pisana rispondono invece alla committenza dell'Opera del Duomo.

Innovazioni

Opere