Maestà del Louvre

Cimabue · 1280 circa · Musée du Louvre · Parigi

Maestà del Louvre, Cimabue Apri la scheda interattiva →

Pala d'altare monumentale (424 × 276 cm) in tempera e oro su tavola, dipinta da Cimabue verso il 1280 per la chiesa di San Francesco a Pisa e trasferita a Parigi in età napoleonica; è nota anche come Madonna con il Bambino in trono fra sei angeli. Al centro della tavola, cuspidata e dorata, Maria in trono regge in grembo il Figlio che benedice; intorno, disposti in modo simmetrico, sei angeli di dimensioni minori. È il primo termine del confronto con la Maestà di Santa Trinita, che misura il cammino del pittore verso il naturalismo.

Analisi

Lo spazio del trono non è coerente: la spalliera è vista di fronte, mentre sedile, fianchi e gradini sono resi di scorcio, e l'accostamento dei due punti di vista produce un'immagine irreale. Anche gli angeli, pur facendo corona alla Vergine, sono impilati in verticale l'uno sull'altro, come su una scalinata. I volti restano fedeli alla tradizione bizantina: fissi e privi di espressione, perché così si rendeva la perfezione del divino.

La novità è nei panneggi. Scompare l'agemina, la rete di lumeggiature d'oro stesa sulle vesti, e al suo posto Cimabue costruisce una trama fitta di pieghe diritte, modellate dall'alternarsi di toni chiari e scuri. Sotto il manto si intuisce ora un corpo che occupa spazio, e lo si coglie meglio dove la stoffa si incava e si fa scura, all'altezza del ginocchio destro e del petto. Pochi anni dopo, nella pala per i vallombrosani di Santa Trinita a Firenze, il trono avrà una profondità credibile e i volti un'espressione dolce.

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