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Tavola a tempera e olio (69,2 × 173,4 cm) che Sandro Botticelli dipinge intorno al 1485, oggi alla National Gallery di Londra. Il committente fu forse la Famiglia Vespucci, evocata dalle vespe che ronzano dietro la testa di Marte; il formato lungo e basso fa pensare a una testiera di letto nuziale o al pannello di un cassone. Le due divinità sono semidistese dopo l'amore: Venere è sveglia e composta, Marte dorme profondamente mentre alcuni piccoli fauni giocano con le sue armi.
Nella Firenze di Lorenzo de' Medici (il Magnifico) sono soprattutto le grandi allegorie mitologiche a restituire il clima culturale della città. Le teorie neoplatoniche che circolano fra letterati e filosofi della cerchia medicea trovano in Botticelli un interprete d'eccezione. Ancora oggi gli studiosi propongono letture diverse della Nascita di Venere, così come dell'altro celebre dipinto mitologico, l'Allegoria della Primavera: entrambe sono dense di allusioni poetiche e filosofiche.
Venere e Marte mostra un'altra qualità del pittore: la capacità di piegare le iconografie profane ai formati imposti dalla destinazione. Botticelli governa l'intera superficie della tavola, molto allungata, con un ampio repertorio di soluzioni compositive: le due figure, distese ai lati, si fronteggiano come in un contrappunto, e il centro è affidato al gioco scherzoso dei fauni, che alleggerisce la scena. In un dipinto destinato alla camera degli sposi, l'immagine del dio della guerra vinto dal sonno accanto alla dea dell'amore si presta a essere letta come il trionfo dell'amore sulla forza.