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L'Allegoria della Primavera (207 × 319 cm, tempera su tavola) è commissionata da Lorenzo di Pierfrancesco de' Medici, cugino di Lorenzo il Magnifico, probabilmente tra il 1480 e il 1485. Raffigura il regno incantato di Venere al centro, con Cupido che punta la freccia verso le Grazie danzanti, Mercurio che disperde le nuvole con il caduceo, Zefiro che abbraccia Clori dalla cui bocca fuoriescono fiori che si trasformano in Flora. Il soggetto è ispirato principalmente a Lucrezio, Ovidio e alla mediazione di Poliziano.
Quest'opera è uno dei massimi capolavori della pittura rinascimentale e uno dei più complessi sul piano iconologico. Botticelli non è interessato alla resa naturalistica dei volumi ma si concentra sui piani ravvicinati, con il fondale di aranci che riduce drasticamente la profondità. La linea fluida e continua definisce i profili separando nettamente le figure dallo sfondo. Venere incarna i valori dell'Humanitas; il dipinto può essere letto come la celebrazione di un momento di rinascita spirituale benedetto dal soffio vitale divino (Zefiro), in cui le Arti (le tre Grazie) svolgono un ruolo centrale. Mercurio è stato identificato con Giuliano de' Medici, una delle Grazie con Simonetta Vespucci.