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Affresco (295 × 225 cm) che Raffaello Sanzio dipinge nel 1512 nella villa sul Tevere del banchiere Agostino Chigi a Roma, progettata da Baldassarre Peruzzi e detta poi Farnesina dal nome dei Farnese, che la acquistano. Negli stessi anni della Stanza di Eliodoro, Raffaello coinvolge la bottega nella decorazione dell'intera villa, distribuendo le varie parti fra gli allievi, ma riserva a sé questa scena. La fonte letteraria sono alcuni versi di Poliziano, a loro volta ispirati alla descrizione di una pittura greca perduta: protagonista è la ninfa del mare di cui si invaghisce il gigante Polifemo.
Galatea avanza su una conchiglia tirata da delfini, in mezzo a divinità del mare, tritoni e altre ninfe, e incarna la bellezza del mito antico tanto cara alla cultura del Rinascimento. In alto tre putti tendono l'arco per colpirla con le frecce d'amore. L'intera scena respira gioia: la luce è chiarissima e il vento scompiglia i capelli e gonfia il manto rosso della ninfa.
Corpi atteggiati come statue e muscolature indagate con cura rivelano che Raffaello continua a misurarsi, senza incontrarlo, con Michelangelo Buonarroti, come fa in quegli stessi mesi nella Cacciata di Eliodoro dal Tempio. Ma se le torsioni michelangiolesche traducono tormento e tensione, qui si sciolgono in un accordo profondo fra corpo e spirito, espressione di una visione del mondo sostanzialmente positiva. Più tardi Agostino Chigi affiderà al pittore anche la loggia al pianterreno, la Loggia di Psiche (ciclo: Il concilio degli dèi e il Banchetto nuziale).