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Taccuino di disegni ad acquerello su pergamena (260 × 170 mm) di Giovannino de' Grassi, databile al 1380-1390 e conservato a Bergamo, nella Biblioteca Civica; la pagina più nota raffigura un leone e una gazzella. L'autore, impegnato dal 1389 nella fabbrica del Duomo di Milano come scultore e architetto, è celebre soprattutto come miniatore: nel volume riunisce settantasette fogli disegnati e ventiquattro iniziali decorate. Il taccuino, considerato il suo capolavoro, nasce per la bottega: era una raccolta di modelli da usare per dipinti e sculture.
Gli animali, in particolare, sono tracciati con un'attenzione al segno e al dettaglio che non ha precedenti; le ombre sono leggere e le forme vibrano grazie a finissimi tratteggi bianchi.
L'opera nasce nella Milano dei Visconti, dove Gian Galeazzo Visconti mira a creare una corte fastosa e di respiro internazionale. Qui pittori e miniatori, eredi di Giotto e della vena narrativa di Giovanni da Milano, incontrano la cultura di Francia e di Borgogna ed elaborano un linguaggio raffinato che l'Europa conoscerà come ouvrage de Lombardie. Nel cantiere del duomo si forma a contatto con Giovannino anche Michelino da Besozzo.