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Rilievo in marmo (39 × 120 cm) che Donatello scolpisce nel 1417-1418 per il basamento del tabernacolo di Orsanmichele a Firenze che ospitava il San Giorgio, commissionato dall'Arte dei Corazzai e Spadai; oggi è al Bargello. Al centro san Giorgio, su un cavallo impennato, trafigge il drago; sulla sinistra si apre l'antro della belva, sulla destra la figlia del re, che ricorda le danzatrici dell'arte antica, sta davanti a un loggiato disegnato secondo le regole prospettiche. Qui Donatello mette a punto lo stiacciato, un rilievo dallo spessore minimo capace di suggerire la profondità.
La nicchia gotica della statua aveva due decorazioni scolpite: l'Eterno in alto, nella cuspide, e questo episodio in basso, alla base. Per eseguirli Donatello elabora lo stiacciato, cioè il rilievo «schiacciato»: le figure si staccano dal fondo con variazioni di spessore minime, graduate come le velature di un dipinto, e il marmo rende così la profondità dello spazio e produce effetti pittorici.
Ne nasce un ambiente aperto e pieno d'aria. Il cavallo impennato deriva probabilmente da un modello antico, la principessa ricorda le danzatrici della scultura classica, e le arcate costruite con rigore prospettico, insieme alla fila di alberi sul fondo, accentuano l'illusione di uno spazio che si allontana. Negli stessi anni, sempre a Orsanmichele, Nanni di Banco realizza i Quattro Santi Coronati, con cui Donatello si confronta.