Gruppo in marmo apuano (altezza massima 203 cm) che Nanni di Banco scolpisce verso il 1411-1414 per una nicchia esterna di Orsanmichele a Firenze, su commissione dell'Arte dei Maestri di Pietra e Legname; l'originale è oggi al Museo di Orsanmichele, mentre nella nicchia si trova una copia. I protagonisti sono Castorio, Claudio, Sempronio e Nicostrato, patroni della corporazione: tagliapietre condannati a morte perché non vollero scolpire l'immagine di Esculapio. I quattro santi, abbigliati come antichi Romani, si dispongono lungo un arco di cerchio: nessuno scultore fiorentino del nuovo stile aveva ancora composto più statue in un unico gruppo.
Rispetto ai tabernacoli del Duomo, quelli di Orsanmichele offrono poco spazio, e chi vi lavora deve concentrare l'intensità delle figure in un ambito stretto. Lavorando su marmi che qualcuno aveva già cominciato a sgrossare, Nanni di Banco rimpicciolisce i santi e li distribuisce seguendo il profilo concavo del vano; così può legarli fra loro con un fitto dialogo di sguardi e di gesti, carico di una tensione che pochi anni dopo Donatello concentrerà in una sola figura nel San Giorgio.
Il controllo delle forme, l'equilibrio della composizione, il volume delle teste e l'immobilità solenne dei santi rimandano alla statuaria romana di età imperiale, e all'antico guardano anche l'ampio panneggio e le capigliature. Nelle fisionomie, al contrario, lo scultore cerca un'intensità attuale, che potrebbe nascere dall'osservazione di modelli vivi. Rispetto al San Giorgio, che mostra il corpo sotto l'armatura, qui la fisicità è nascosta dai drappeggi e prevale un senso di quiete. La disposizione a semicerchio sarà ripresa da Masaccio per gli apostoli del Tributo della moneta.