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Olio su tavola (61 × 53,5 cm) di Piero della Francesca, datato 1472-1475 e oggi alla Galleria Nazionale delle Marche di Urbino. Il committente è con ogni probabilità Federico da Montefeltro, che celebra così il matrimonio di sua figlia Giovanna: lo sposo, Giovanni della Rovere, è nipote di Sisto IV della Rovere e dal 1474 governa Senigallia. Proprio a Senigallia la tavola viene sistemata, in Santa Maria delle Grazie, e da qui deriva il titolo con cui è nota. La Vergine regge il Bambino benedicente fra due angeli, in un interno domestico descritto nei minimi particolari.
Il soggetto è tradizionale, ma l'impaginazione è nuova: i due angeli sono tagliati dai margini laterali e le figure sono spinte verso il primo piano, così da stabilire con chi guarda un rapporto ravvicinato e confidenziale. L'ambientazione domestica e la cura del dettaglio rivelano il dialogo che Piero mantiene con la pittura fiamminga, conosciuta anche grazie al passaggio da Roma, nel 1450, di Rogier van der Weyden.
Rimandano all'arte d'Oltralpe la decorazione scolpita sullo stipite della nicchia, i contenitori disposti sui ripiani, carichi di allusioni cristologiche, e più ancora il raggio di sole che entra dalla finestra alle spalle dei personaggi: penetra nella stanza come una lama, rende visibile il pulviscolo sospeso nell'aria e accende di riflessi dorati le capigliature. Gli stessi volti della Madonna e degli angeli tornano nella Madonna in trono con il Bambino, sei santi, quattro angeli e il duca Federico da Montefeltro (Pala di Brera / Pala Montefeltro/ Pala di Urbino)): ripetendo i medesimi lineamenti in opere diverse, Piero dà alle figure un'impassibilità fuori dal tempo e costruisce un tipo umano universale.