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Scena dipinta a fresco (265 × 200 cm) da Simone Martini nel triennio 1315-1317 per la cappella dedicata al vescovo di Tours nella chiesa inferiore della Basilica di San Francesco, all'interno del ciclo (Ciclo di affreschi della cappella di San Martino) che il cardinale Gentile Partino da Montefiore commissiona nel 1312. La decorazione conta dieci episodi della vita del santo, altre figure sacre negli spazi secondari e, sull'arco della parete d'accesso, l'immagine di Martino insieme al prelato. I riferimenti agli affreschi giotteschi della basilica superiore sono numerosi, ma Simone li reinterpreta in modo personale, con il suo gusto per il dettaglio, le atmosfere auliche e la preziosità di linee e colori.
Il rito cavalleresco è ambientato alla corte di Giuliano l'Apostata (361-363): il sovrano assicura la spada alla cintura del giovane, e intanto un uomo d'arme, chinato, gli fissa gli speroni ai calzari. Sul lato sinistro due inservienti recano il copricapo e il rapace da caccia, emblemi del rango appena acquisito; dietro al protagonista suonatori e cantori accompagnano la cerimonia.
La scena è chiusa in una vera scatola prospettica di modello giottesco: gli archi dell'ambiente e le grandi mensole della copertura indirizzano lo sguardo verso un centro prospettico spostato di lato, oltre il margine della scena. Da Giotto derivano anche la posa del santo, che ricorda quella di Francesco nell'affresco di Assisi (San Francesco rinuncia ai beni paterni), e la divisione quasi simmetrica dei personaggi. Sono invece di Simone il clima elegante e nobile, la ricchezza di particolari, come l'intarsio del liuto dipinto con esattezza, la varietà colorata delle vesti e le espressioni intense e dolci. Accanto a notazioni di forte realismo, come i ritratti precisi delle figure minori e le mani dei suonatori, compaiono idealizzazioni raffinate, evidenti soprattutto nella figura del santo.