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Tavola a tempera (83 × 63 cm) che coronava il Polittico di Pisa, dipinto da Masaccio nel 1426 per la cappella del notaio Giuliano di Colino degli Scarsi nella chiesa del Carmine a Pisa; oggi è al Museo di Capodimonte a Napoli. Collocata in alto, la scena è costruita per essere vista dal basso: il corpo di Cristo è fortemente scorciato e la testa, piegata in avanti, sembra sprofondare fra le spalle. Ai piedi della croce la Maddalena alza le braccia disperata, mentre la Vergine e Giovanni vivono il dolore in silenzio.
Il committente aveva già commissionato la carpenteria, con scomparti a terminazione ogivale di tipo gotico, e Masaccio ha dovuto adattarsi a forme e misure prestabilite. Per dare unità all'insieme e ridurre l'effetto di frammentazione imposto dagli scomparti, il pittore applica una prospettiva lineare con un solo punto di fuga centrale: per questo le scene della predella risultano osservate dall'alto, mentre la Crocifissione, in cima al polittico, è vista dal basso. La Maddalena, con le braccia levate a formare una V, guida lo sguardo dello spettatore verso il Crocifisso.
La luce laterale produce ombre proprie intense e sottolinea la massa corporea del Cristo. Lo stesso chiaroscuro dà al manto della Vergine l'immobilità di una scultura e, al tempo stesso, vela con discrezione il suo volto addolorato. Le tre reazioni al dolore sono ben distinte: la disperazione piena di pathos della Maddalena si oppone alla rigidità di Maria e alla rassegnazione muta di Giovanni, che sta per piangere.