Cristo morto tra gli angeli

Rosso Fiorentino · 1525-1526 · Museum of Fine Arts · Boston

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Dipinto a olio su tavola (133 × 104 cm) destinato a un altare, eseguito da Rosso Fiorentino durante il soggiorno a Roma, nel 1525-1526, per un amico, il presule di Sansepolcro Leonardo Tornabuoni; oggi è a Boston, al Museum of Fine Arts. Il tema è il Corpus Domini: il corpo di Cristo, simbolo dell'Eucaristia, riempie tutta la tavola, mentre gli strumenti della Passione sono posati a terra. La posa e la nudità integrale derivano dagli Ignudi della volta Sistina, ma Rosso trasforma il vigore michelangiolesco in una sensualità languida, accompagnata da angeli eleganti, dalle teste ricciute e dalle vesti di colori preziosi e cangianti.

Analisi

Nel 1524 il pittore lascia la sua città, probabilmente a causa del contagio che vi si è diffuso, e raggiunge Roma. Lì trova un papa fiorentino appena salito al soglio, Clemente VII (Giulio de' Medici), e forse un sostegno in Perin del Vaga, già collaboratore di Raffaello, che aveva frequentato a Firenze. L'incontro con Parmigianino, le sculture antiche osservate dal vero e le grandi imprese murali di Raffaello e Michelangelo orientano la sua pittura verso un ideale di bellezza raffinata e astratta.

Questa tavola documenta bene il cambiamento. Il significato spirituale dell'immagine, affidato anche agli strumenti della Passione, sembra passare in secondo piano rispetto alla ricerca della perfezione formale. Il corpo flessuoso di Cristo è una rilettura degli Ignudi della Volta della cappella Sistina, privata però della loro energia: il volto, in parte immerso nella penombra, e la grazia degli angeli accentuano il tono di sensualità estenuata. Pochi anni dopo, nella Pietà del 1528, l'ultima opera italiana del pittore, lo spazio sarà invece saturato da una folla di figure.

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