Altare in pietra d'Istria composto da quattro lastre scolpite a bassorilievo, oggi al Museo Cristiano di Cividale del Friuli. Lo commissiona Ratchis, che governa il Friuli come duca fra il 734 e il 744 e sale poi al trono longobardo due volte (744-749 e 756-757); il testo latino inciso sull'altare ne esalta la munificenza verso la Chiesa. Il retro porta soltanto croci; le altre facce sono figurate: sul fronte rivolto ai fedeli, il paliotto, la Maiestas Domini, sui fianchi la Visitazione e l'Adorazione dei Magi.
L'altare documenta una via propriamente longobarda, alternativa al recupero dell'antico promosso da re Liutprando, di cui a Cividale sono testimonianza gli stucchi della Chiesa di Santa Maria in Valle (Tempietto longobardo). Le figure hanno sagome piatte e proporzioni alterate; le vesti, solcate da pieghe fitte, non tengono conto dell'anatomia e confermano la rinuncia alla plasticità della scultura tardoromana. Ogni spazio libero è riempito da rosette, stelle e croci, secondo il gusto dell'horror vacui.
Il paliotto (89,8 × 144 cm) mostra al centro il Redentore in trono nell'atto di benedire; due serafini gli stanno ai lati e la mandorla che lo racchiude è portata in volo dagli angeli. I dettagli sono carichi di significato: le due dita congiunte della mano che benedice alludono alla doppia natura, divina e umana, di Cristo e quindi alla vittoria sull'eresia ariana, che ne negava la divinità; la mandorla esprime la sua gloria, le foglie di palma che la bordano evocano il martirio.
La scultura monumentale adotta così la stilizzazione antinaturalistica, l'intensità espressiva e la bidimensionalità già proprie dell'oreficeria. Le mani e le braccia allungate degli angeli e le gambe sproporzionate di Cristo non sono però semplici goffaggini: cercano di suggerire il volume dei corpi e un accenno di profondità.