A Cividale, capitale del più antico ducato longobardo, opera nella prima metà dell'VIII secolo un gruppo di maestranze capaci di fondere la tradizione ornamentale germanica con modelli tardoantichi e bizantini. La scultura in pietra procede per rilievo bassissimo e uniforme, con figure appiattite, teste sproporzionate, mani allargate e fondi saturati da girali, rosette e nastri: una rinuncia consapevole allo spazio naturalistico a favore del segno e del simbolo. Accanto alla pietra si sviluppa una straordinaria plastica in stucco, che nel Tempietto di Santa Maria in Valle raggiunge un modellato morbido e monumentale, di intonazione classicheggiante, del tutto diverso dal linearismo dei rilievi. Il nome esteso della scuola nel catalogo era «Longobardi a Cividale del Friuli (eta di Ratchis)».
La committenza è quella ducale e regia: Ratchis, duca del Friuli e poi re dei Longobardi, e l'aristocrazia legata alla corte finanziano altari e cappelle palatine in una città che, come Forum Iulii, controlla i valichi orientali del regno. La progressiva cristianizzazione della classe dirigente longobarda e i contatti con Ravenna e con il mondo bizantino orientano le scelte iconografiche verso repertori sacri di matrice mediterranea.