Nella Brescia dell'ultima età longobarda il complesso monastico di San Salvatore diventa il laboratorio di una cultura figurativa che fonde eredità romana, gusto ornamentale germanico e suggestioni bizantine. L'architettura riutilizza colonne e capitelli antichi accanto a pezzi di nuova fattura, mentre le pareti si rivestono di stucchi a girali, cornici dipinte e cicli di affreschi distribuiti su registri sovrapposti. Le arti suntuarie raggiungono qui una densità eccezionale, con la croce gemmata che raccoglie pietre, cammei e paste vitree di epoche diverse in un unico oggetto di prestigio dinastico e liturgico. Il nome esteso della scuola nel catalogo era «Brescia longobarda (eta desideriana, San Salvatore)».
Il monastero femminile è fondato dal duca Desiderio, di lì a poco re dei Longobardi, e dalla moglie Ansa, che vi insediano la figlia come badessa: è una fondazione di famiglia regia, pensata come mausoleo e strumento di legittimazione del potere. Dopo la conquista franca del regno il cenobio conserva il proprio prestigio e i cantieri proseguono in età carolingia, garantendo continuità alle maestranze attive in città.