Apri la scheda interattiva →
Chiesa del monastero che Desiderio e la moglie fondano a Brescia nel 753, pochi anni prima che egli diventi re; oggi fa parte del Museo di Santa Giulia. Fra le architetture longobarde giunte fino a noi è una delle più importanti, nonostante la perdita del prospetto, di una porzione delle navate e di quasi tutto l'apparato ornamentale. Lo spazio interno ricalca l'aula basilicale dei primi cristiani, con tre navate separate da sostegni antichi recuperati da edifici romani, ciascuno di misura e pietra differenti; si distinguono solo due capitelli bizantini «a paniere», lavorati a traforo nel marmo del Proconneso nel VI secolo e arrivati probabilmente attraverso Ravenna.
L'edificio traduce in architettura una scelta politica: esaltare Desiderio fondendo in un unico organismo memorie dei primi secoli cristiani, suggestioni di Ravenna e tradizioni del mondo germanico. Anche la muratura esterna in mattoni si richiama alla tradizione costruttiva di Ravenna.
Della decorazione originaria, fatta di affreschi e di stucchi in forte aggetto, restano frammenti di grande qualità. Il rivestimento plastico nascondeva i mattoni degli archi, tanto sulla fronte quanto nella parte interna, come accadeva a Ravenna (Basilica di Sant'Apollinare in Classe) e a Roma, in San Paolo fuori le Mura. Il repertorio ornamentale rivela una doppia matrice culturale: da un lato nastri intrecciati e fogliette schematiche, eredità dei gioielli e delle armi longobarde; dall'altro tralci, palmette e fiori a rosa, recuperati dall'arte tardoromana, in parte attraverso la mediazione di Bisanzio. Lungo le cornici degli archi, piccole gocce di pasta vitrea colorata davano risalto ai fiori candidi dello stucco, con una soluzione che ritorna nella Chiesa di Santa Maria in Valle (Tempietto longobardo).
Della pittura murale della nave maggiore si conservano solo brani (Affreschi del ciclo della navata centrale di San Salvatore); sotto le scene si stendeva un'epigrafe continua, giunta lacunosa, che sul lato sud nomina il regno desideriano. L'ipotesi che si tratti di opera di maestranze longobarde è ormai superata: le pitture spettano probabilmente ad artisti attivi nella ristrutturazione di età carolingia. Gli scavi, riletti nel loro insieme, hanno mostrato che sotto l'attuale San Salvatore c'è una chiesa più antica, di circa cento anni prima, e che la costruzione risale ai decenni centrali del secolo VIII, in accordo con la tradizionale fondazione desideriana.