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Tempera grassa su tavola (410 × 279 cm), ultima opera dipinta da Raffaello, commissionata dal cardinale Giuliano de' Medici per Narbona. La grande pala è divisa in due registri contrapposti: in alto la scena eterea e luminosa della Trasfigurazione sul monte Tabor (Cristo tra Mosè ed Elia), in basso la scena drammatica e concitata della guarigione di un ossesso. La diagonale sinistra tracciata dalle braccia protese invita a guardare verso Cristo. Recenti indagini radiografiche confermano la piena autografia della tavola, contraddicendo ipotesi di interventi degli allievi.
La Trasfigurazione testimonia la fase finale della ricerca di Raffaello, orientata verso un'espressività anticlaasica. La divisione in due registri — eterea visione celeste e drammatica scena terrena — è formalmente innovativa: non trova precedenti nei testi sacri, essendo un'invenzione iconografica di Raffaello per sottolineare che l'azione divina non è solo legata alla visione mistica ma ha ricadute dirette nella storia. Il contrasto formale tra la zona alta (immobile, luminosa, eterea) e la zona bassa (tumultuosa, cupa, concitata) anticipa soluzioni manieristiche. L'esasperazione gesticolare delle figure del registro inferiore rimanda all'anticlassicismo già visto nell'Incendio di Borgo.