Sculture di Saint-Lazare ad Autun (complesso decorativo)

Gislebertus · 1140-1150 · Cattedrale di Saint-Lazare · Autun

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Complesso scultoreo della cattedrale di Saint-Lazare ad Autun, eseguito da Gislebertus tra il 1140 e il 1150 su commissione del vescovo Étienne de Bâgé e dell'ordine cluniacense. Comprende il Giudizio Universale (timpano del portale d'ingresso), nel timpano del portale occidentale, e il perduto portale del transetto nord con la Resurrezione di Lazzaro e il peccato originale, di cui resta un frammento dell'architrave con l'Eva nel Paradiso terrestre, oggi al Musée Rolin. Si attribuiscono al maestro anche i capitelli istoriati. Sotto i piedi del Cristo che giudica corre la firma: «Gislebertus hoc fecit».

Analisi

Nella chiesa romanica facciata e portali hanno un forte valore simbolico e didattico: sono il diaframma tra lo spazio sacro dell'interno e quello profano della piazza, e il luogo dove la Chiesa parla ai fedeli per immagini. I due portali di Autun, capolavori della scultura romanica di Borgogna, seguono un programma iconografico unitario. Il Giudizio, allineato con la navata maggiore, era rivolto verso l'area cimiteriale, con evidenti rimandi simbolici. L'accesso principale, tuttavia, era un tempo quello del transetto nord: qui la scena del peccato originale era contrapposta alla Resurrezione di Lazzaro, il santo di cui la cattedrale custodiva le reliquie, prefigurazione della resurrezione di Cristo.

Nel timpano il Redentore, racchiuso in una mandorla e circondato da angeli e santi come nell'iconografia bizantina, divide i salvati dai condannati, mentre dalle tombe si levano i risorti. La gioia dei primi e il terrore dei secondi sono resi con un linguaggio originalissimo, fondato su un linearismo plastico: figure allungate e morbidamente arrotondate, vesti percorse da pieghe a striature parallele. I volti sono poco caratterizzati, tranne quelli dell'arcangelo Michele e del demonio impegnati nella psicostasia, la pesatura delle anime.

La firma è un fatto nuovo. In un'epoca di cantieri collettivi, il nome dello scultore, attivo ad Autun tra il 1140 e il 1150, rivela il prestigio raggiunto da alcuni maestri capaci di dirigere grandi imprese, spesso come architetti e scultori insieme, e di formare squadre di scalpellini sul proprio linguaggio. La critica, dapprima incerta sull'estensione della firma all'intero edificio, attribuisce oggi a Gislebertus, per l'omogeneità di stile e di iconografia, sia il portale occidentale sia quello del transetto nord, distrutto nel 1766.

Nel frammento con Eva la donna è distesa tra le piante in una posa sinuosa che ricorda il serpente: è uno dei nudi femminili più celebri del Medioevo. Il capo appoggiato alla mano destra esprime mestizia o rimpianto, mentre la sinistra sembra tendersi quasi senza volerlo verso il frutto proibito.

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