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Piccola tavola a tempera (50 × 35 cm) che Simone Martini dipinge ad Avignone nel 1342, oggi a Liverpool, nella Walker Art Gallery. Il soggetto, raramente rappresentato, è il rimprovero che il dodicenne Gesù riceve dopo essere stato ritrovato nel Tempio: Giuseppe, alla presenza di Maria, lo ammonisce; il figlio, con le braccia incrociate sul petto e il volto corrucciato, subisce la lezione. L'episodio evangelico si trasforma in un piccolo dramma domestico, dipinto con un disegno raffinato e colori preziosi, applicati per strati leggeri e traslucidi.
Dal 1309 il papato si trasferisce ad Avignone con tutti gli uffici di governo dello Stato della Chiesa. Benedetto XII, papa dal 1335, affida a architetti francesi il nuovo palazzo, ma ne fa decorare gli ambienti da numerosi artisti italiani, attratti dalle opportunità della nuova sede e dall'assenza di una forte tradizione locale. Arrivano soprattutto pittori senesi, la cui scuola gode allora del massimo prestigio: chiese e residenze dei cardinali diffondono rapidamente in Francia il gusto italiano.
Simone Martini arriva in Provenza già nel 1336, probabilmente su invito di Jacopo Stefaneschi, il porporato per cui aveva lavorato anche Giotto. Lontano da Siena può accentuare il lato profano e cortese del suo stile, e quest'opera ne è un esempio: l'episodio evangelico viene letto con uno sguardo quotidiano, attento ai sentimenti e ai caratteri. Alla stessa stagione avignonese appartiene l'Allegoria virgiliana (frontespizio del Commento di Servio a Virgilio), dipinta per Francesco Petrarca, che il pittore conosce presso la corte papale. Da questo incontro fra pittura senese e ambiente francese nasce il Gotico internazionale.