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Ciclo ad affresco (600 × 600 cm) che Andrea del Castagno è incaricato di dipingere nel 1447 nel refettorio del complesso benedettino di Sant'Apollonia a Firenze, allora uno dei più grandi monasteri femminili della città, e che porta a termine entro il 1450. La parete di fondo è divisa in due registri sovrapposti. In alto, ai lati di due finestre, tre scene della Passione: a sinistra la Resurrezione, al centro la Crocifissione, a destra la Deposizione nel sepolcro. Il registro inferiore è occupato per intero dall'Ultima cena.
La carriera del pittore (1421 circa-1457) è breve e si svolge quasi tutta a Firenze, salvo un soggiorno a Venezia nel 1442-1443 per la chiesa di San Zaccaria; della sua formazione non si sa quasi nulla. Il suo linguaggio si fonda su un disegno incisivo e su un chiaroscuro che costruisce i volumi, eredità della solidità di Masaccio e della drammaticità cruda di Donatello: dentro architetture misurate con la prospettiva i personaggi assumono la consistenza di statue, grazie a profili taglienti e a una luce che scava forti contrasti.
Le scene della Passione sono molto rovinate, ma lasciano intendere la capacità di lavorare su scala monumentale senza perdere la partecipazione affettiva, come nel gruppo delle tre Marie sotto la croce o nel san Giovanni che stringe il Cristo prima della sepoltura. Meglio conservata, la Cena in basso punta su tinte squillanti e piene, lontane dal chiarore limpido che bagna le storie soprastanti. La scena si svolge in un vano prospettico descritto con minuzia, dove risaltano i rivestimenti di marmi e la finezza degli ornati. Il traditore siede da solo sul lato vicino a noi; oltre il lungo desco, su un sedile continuo che gira intorno alla stanza, prendono posto il Maestro e gli altri undici; avvolti in stoffe cangianti dalle pieghe taglienti, i discepoli reagiscono con stupore e incredulità all'annuncio del tradimento.
Negli anni successivi la sua ricerca si fa più tesa ed espressiva e scava nel carattere dei personaggi. Le sue novità saranno raccolte meno dai toscani che dai pittori ferraresi attivi alla corte estense nella seconda metà del Quattrocento.