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Grande polittico a olio su tavola (375 × 520 cm a sportelli aperti) per la cattedrale di San Bavone a Gand. Lo inizia Hubert van Eyck nel 1424; alla sua morte, nel 1426, lo porta a termine il fratello Jan van Eyck, come dice l'iscrizione latina sulla cornice, ma gli studiosi discutono ancora su quali pannelli spettino all'uno e quali all'altro. Committente dell'opera è Jodocus Vijd (detto anche Josse o Joos), un mercante impegnato nella vita pubblica della città: la data scritta sulla cornice ricorda che il 6 maggio 1432 l'opera viene collocata nella sua cappella privata. È il capolavoro dell'ars nova fiamminga.
La sua storia è stata agitata: nei secoli l'opera è finita più volte in pezzi e in luoghi diversi, e ha subito diversi furti, l'ultimo dei quali dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale. Oggi si trova nella cappella principale della cattedrale. Un lungo intervento, durato una decina d'anni e chiuso nel 2020, ha ridato alla pittura la sua luce e il suo rilievo e ha riportato in vista minuzie virtuosistiche, come una sottilissima ragnatela sospesa sopra i due coniugi donatori, o l'espressione quasi umana dell'agnello, che rappresenta Cristo.
I pittori cercano di trasformare pannelli separati in ambienti unitari. Nell'Annunciazione, distribuita su quattro tavole, le linee del pavimento convergono in profondità e sul pavimento compare persino l'ombra delle cornici, come se fossero pilastri veri nella stanza; l'angelo e la Vergine, però, restano troppo grandi rispetto allo spazio. All'interno, nel registro inferiore, l'unità viene dalla luce e da un unico paesaggio che continua da una tavola all'altra. Nel registro superiore, invece, le tre tavole centrali hanno ancora sfondi d'oro ad archi, come i trittici del Trecento: anche per questo una parte della critica le attribuisce a Hubert.
Il tema è il cammino della redenzione. Chi guarda lo percorre dall'esterno, dove stanno le immagini della terra, cioè l'Annunciazione e i due donatori, fino al livello più alto dell'interno, riservato a Dio e ai santi. Al centro di tutto sta l'Agnello mistico, che versa il suo sangue in un calice: è il sacrificio di Cristo. Intorno all'altare alcuni angeli mostrano la corona di spine, la croce e gli altri strumenti della Passione; la grazia divina scende su tutti come una pioggia di raggi dalla colomba dello Spirito Santo; ai piedi della scena sgorga la Fontana della Vita, che rappresenta il Paradiso, e in lontananza si vedono gli edifici della Gerusalemme celeste.
Le folle che adorano l'Agnello si raccolgono in quattro schiere provenienti da ogni angolo del mondo, perché la salvezza è offerta a tutti. I nudi di Adamo ed Eva, collocati ai margini della fascia alta, fanno da cerniera tra fuori e dentro, tra la condizione umana e quella celeste: è stata la loro colpa a rendere necessaria l'incarnazione. Perfino la stoffa preziosa alle spalle di Dio Padre porta il motivo del pellicano che, secondo la tradizione, si ferisce il petto per sfamare i figli: un'immagine del sacrificio di Cristo e dell'amore cristiano.