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Polittico a olio su tavola (278 × 250 cm) con al centro la Resurrezione di Cristo, che Tiziano esegue fra il 1520 e il 1522 per il presbiterio della chiesa dei Santi Nazaro e Celso a Brescia. Il committente è Altobello Averoldi, rappresentante del papa presso la Repubblica di Venezia, che compare inginocchiato nella tavola in basso a sinistra, accanto ai due patroni della chiesa vestiti da guerrieri. La forma a scomparti, ormai superata, è con ogni probabilità imposta dal committente; nei due scomparti superiori è raffigurata l'Annunciazione.
Tiziano interpreta in modo inedito la struttura tradizionale: le tavole separate compongono di fatto un'unica visione. A saldarle provvedono l'oscurità notturna del paesaggio, l'energia dei gesti e, più di tutto, la luce, che colpisce le forme a squarci e le accende di riverberi e lampi fra zone buie; di straordinaria novità è l'albero sullo sfondo, che si staglia scuro contro il cielo chiaro.
Il Cristo risorto deriva dal gruppo del Laocoonte, scoperto a Roma nel 1506 e noto al pittore attraverso copie in scala. Nel martire Sebastiano, sulla destra, la muscolatura vigorosa e la forte evidenza scultorea fanno pensare a una ripresa dello Schiavo ribelle di Michelangelo, conosciuto anch'esso attraverso incisioni, disegni o copie. Nell'Annunciazione in alto, infine, l'angelo dalle vesti gonfiate dal vento e di un bianco abbagliante e il profilo della Vergine vengono da Raffaello.