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Pietà commissionata a Sebastiano del Piombo per una cappella della chiesa di San Francesco a Viterbo, realizzata su cartone di Michelangelo. Il Cristo morto non giace tra le braccia della Madonna ma è abbandonato a terra, isolato. La netta contrapposizione di forme e colori tra la Madonna scultorea (toni scuri) e il Cristo anatomicamente perfetto (illuminato dal sudario) genera una drammaticità assoluta nell'immobilità.
Opera emblematica della collaborazione tra Sebastiano e Michelangelo: il cartone è attribuito a Michelangelo, che richiama l'Adamo della Sistina e il Cristo morto della Pietà vaticana. Il Cristo non giace tra le braccia della Madre ma è abbandonato a terra in un tragico isolamento: il distacco tra le due figure è sottolineato dalla contrapposizione di forme e colori. Il paesaggio tenebroso esprime desolazione, il rossore a sinistra una ricerca espressiva sul notturno. L'immobilità carica di pathos è la cifra che distingue Sebastiano da Michelangelo.