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Palazzo fiorentino in via della Vigna Nuova, nato intorno al 1446 quando Giovanni Rucellai, mercante e raffinato umanista, decide di riunire alcuni edifici esistenti in un'unica dimora. Per la facciata si rivolge a Leon Battista Alberti, che nel frattempo è tornato a Roma: il progetto viene eseguito da un altro architetto, probabilmente Bernardo Rossellino. Rucellai è il principale committente di Alberti a Firenze e fra gli anni Quaranta e Sessanta gli affida anche la Cappella Rucellai (con tempietto del Santo Sepolcro) e la Facciata della basilica di Santa Maria Novella.
Il confronto obbligato è con il Palazzo Medici-Riccardi di via Larga, avviato pochi anni prima da Michelozzo. I due prospetti condividono la partizione in tre piani sovrapposti; ma dove Michelozzo gradua il rilievo delle bugne dal basso verso l'alto, Alberti stende una pietra uniforme e punta tutto su un apparato decorativo più articolato e sottile. A scandire il prospetto sono gli assi verticali: aperture quadrate al piano terra, bifore sopra e paraste piatte che cambiano ordine a ogni livello, dal tuscanico allo ionico fino al corinzio. Il cornicione aggettante chiude il prospetto, e gli stemmi dei Rucellai lo punteggiano.
Il linguaggio antico si legge nello zoccolo lavorato a imitazione del reticolato romano e negli archi a pieno centro, mentre le finestre a due luci conservano un ricordo del Medioevo fiorentino. La griglia che ordina porte, finestre e membrature ripete lo stesso modulo con precisione matematica: è il frutto della lettura degli autori latini e dello studio diretto delle rovine romane, primo fra tutti l'anfiteatro Flavio. Il lessico decorativo antico e il progetto fondato su moduli e proporzioni diventeranno il fondamento di tutta l'architettura albertiana.