Mausoleo di Galla Placidia

metà del V secolo · Mausoleo di Galla Placidia · Ravenna

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Piccolo edificio a pianta cruciforme costruito a Ravenna verso la metà del V secolo. Solo dal X secolo si racconta che Galla Placidia lo avesse commissionato come proprio sepolcro; i documenti coevi dicono invece che l'augusta fu sepolta a Roma, accanto a San Pietro, nel mausoleo della famiglia imperiale. La sua funzione originaria, mausoleo imperiale o martyrion, è discussa. All'esterno in laterizio a vista, sobrio e quasi spoglio, si oppone un interno interamente rivestito di marmi, alabastro e mosaici.

Analisi

L'ipotesi del mausoleo si fonda sulla vicinanza alla chiesa di Santa Croce, oggi perduta, a cui l'edificio era unito da un corridoio, come accadeva a Roma per il sepolcro della figlia di Costantino, Costantina, poi divenuto chiesa (Mausoleo di Santa Costanza). La pianta a croce latina, con il braccio d'ingresso un po' più lungo e un nartece ora scomparso, fa invece propendere per un martyrion, e la decorazione interna sembra confermarlo. Fuori, la muratura in mattoni è articolata da arcate cieche e frontoni di tradizione più antica; lo spazio centrale è coperto da una volta a vela nascosta dal tiburio.

Dentro, la parte bassa delle pareti è rivestita di marmi, le piccole finestre sono chiuse da lastre di alabastro e tutto il resto è mosaico. Nelle lunette di raccordo tra volte e pareti si alternano santi in toga. Di fronte a chi entra compare san Lorenzo (San Lorenzo (mosaico, parete di fondo)), a cui il sacello era forse dedicato: con la croce in spalla e il libro aperto si dirige verso la graticola infuocata del suo supplizio, scorciata come l'armadio che custodisce i Vangeli. Nella lunetta sopra la porta il Buon Pastore (Buon Pastore (mosaico, lunetta)), in veste dorata e con la croce, siede su un masso fra le pecore, figura delle anime dei credenti, in un paesaggio verosimile: il linguaggio viene dall'arte ellenistica, e il busto che ruota rispetto alle gambe riprende la ponderazione dell'antico.

Nei quattro bracci le botti sono fittamente seminate di corolle geometrizzate che spiccano sull'azzurro intenso. Nella volta centrale, sullo stesso blu, stelle d'oro (i cori angelici) salgono dai pennacchi in cerchi concentrici verso una grande croce dorata, simbolo di Cristo; nei pennacchi compaiono i simboli apocalittici degli evangelisti: l'uomo alato di Matteo, il bue alato di Luca, il leone alato di Marco, l'aquila di Giovanni. Nell'insieme il sacello offre un'immagine simbolica, non narrativa, della seconda venuta di Cristo alla fine della storia, la parusia, secondo schemi che derivano dall'Oriente bizantino.

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