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Trittico a olio su tavola (101 × 69 cm) dipinto da Bonifacio Bembo verso il 1455-1460 e oggi alla Pinacoteca di Cremona. Lo commissiona Francesco Sforza per ricordare le sue nozze del 1441 con Bianca Maria Visconti, erede del ducato di Milano. Nel pannello centrale l'incoronazione della Vergine è presentata come un'incoronazione ducale: nel rilievo alle spalle di Dio si riconoscono i ritratti stilizzati di Francesco e Bianca Maria, allineati con le figure di Cristo e di Maria. Il trono in scorcio e il Dio Padre arretrato mostrano che Bembo conosce le novità del Rinascimento.
Il significato è politico. Santificando quelle nozze, il dipinto presenta i figli della coppia come eredi legittimi della signoria dei Visconti, dei quali Francesco, capitano di ventura al servizio di Filippo Maria Visconti per vent'anni, era diventato il successore. Bembo, già pittore favorito della corte viscontea, resta il preferito anche sotto il nuovo signore, in segno di continuità, e con la sua bottega dipinge i ritratti di Francesco e della moglie.
Il pannello di pietra decorato alla maniera classica, dietro le figure, rivela che anche Bembo, almeno sul piano ornamentale, partecipa alla passione per l'antichità che animava gli ambienti più colti. Lo spirito dell'opera resta però tardogotico: figure sottili e slanciate, vesti dalla linea mossa e sinuosa, colori morbidi e luminosi, sguardi sognanti. È l'eredità di Michelino da Besozzo e della Famiglia Zavattari, sintomo di un momento in cui la pittura lombarda mescola l'eleganza cortese con le prime ricerche sullo spazio.