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Lastra di breccia rosa di Verona (110 × 230 cm) che Benedetto Antelami firma e data nel 1178 per il duomo di Parma; faceva parte di un pulpito oggi scomparso ed è l'opera più importante dello scultore. Le figure sporgono in forte rilievo; una cornice di racemi incisi la chiude in alto e ai lati. Per grandezza e impaginazione somiglia al lato principale di un sarcofago dell'antica Roma. Al centro c'è la croce, tra due angeli, la Vergine, san Giovanni, le tre Marie, Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo che calano il corpo di Cristo, la Chiesa e la Sinagoga, il Sole e la Luna, un centurione e i soldati.
Con Antelami la scultura italiana passa dal Romanico al Gotico. Della sua vita si sa poco: viene probabilmente dalla valle d'Intelvi, dove nasce verso il 1150: una terra di tagliapietre fra i laghi di Como e di Lugano, la stessa da cui i maestri comacini avevano esportato il Romanico lombardo in tutta la penisola; tra il 1165 e il 1170 visita il cantiere della Cattedrale di Notre-Dame a Chartres e ne conosce il Portale Reale. In seguito lavora quasi sempre a Parma, e la sua morte si colloca verso il 1230.
Il legno della croce è scolpito a metà profondità, tra il fondo e i personaggi. Un angelo prende la mano di Cristo che pende dalla croce; il secondo spinge in basso la testa della Sinagoga, figura della fede ebraica, per mostrarla vinta. Alla destra di Cristo il Sole, di aspetto classico, illumina le tre Marie, Giovanni, la Vergine e la Chiesa; dall'altro lato la Luna fa luce sulla Sinagoga e sui soldati romani, che in un angolo si contendono a dadi la veste di Gesù. Accanto alle figure sono incisi i nomi, e in alto la firma dello scultore.
Il messaggio è limpido. Con la croce finisce un'epoca e ne comincia un'altra: il paganesimo, con i suoi falsi dèi, tramonta sotto la luce lunare, che per i cristiani aveva qualcosa di diabolico, perché la luna era associata alla dea Ecate; la nuova fede, guidata dall'unico Dio, vince nella luce del giorno.
La composizione è simmetrica attorno alla croce, e le figure allineate su linee parallele le danno un ritmo rigido. Tre diagonali lo spezzano: le braccia di Cristo e i corpi di Giuseppe e Nicodemo che lo calano. A movimentare la scena contribuiscono anche alcune linee curve: il peso del corpo morto che cade tra le braccia di Giuseppe, il cerchio delle teste dei soldati chine sulla veste. Lo schema viene dai sarcofagi tardoantichi e paleocristiani, da cui Antelami prende anche vittorie alate, ritratti entro medaglioni e girali d'acanto morbidi e naturali. È invece nuovissima la ricerca di profondità, ottenuta disponendo le figure su piani diversi.
Lo stile rimanda al Portale Reale di Chartres: le tre Marie, rigide e con la testa china in avanti, ricordano le statue-colonna (Sara (?), Abramo (?), Agar (?) (particolare del portale sinistro del Portale Reale)), e i panneggi fitti di pieghe dritte e parallele allungano le figure in verticale, ripetendo in piccolo il ritmo di linee parallele dell'intera lastra.