Crocifisso (1406-1408) di Donatello, legno di pero policromo, h. 168 cm, basilica di Santa Croce, cappella Bardi di Vernio. Scolpito senza riferimento a modelli classici, volutamente disarmonico, puntando su realismo di gusto popolare di matrice tardogotica: la sofferenza del corpo in agonia è descritta realisticamente senza nasconderla né idealizzarla. Pensato per una visione frontale. Secondo Vasari, alla vista Brunelleschi avrebbe criticato il realismo eccessivo, rimproverando a Donatello di aver 'messo in croce un contadino'.
Il Crocifisso di Santa Croce è il documento di partenza del percorso artistico di Donatello. L'opera è sorprendente nella sua scelta deliberatamente anticlassica: Donatello scolpisce il Cristo come un corpo umano sofferente, senza filtri ideali o decorativi. Il realismo anatomico esplicito (il corpo in agonia non è idealizzato) si pone agli antipodi rispetto al contemporaneo Crocifisso di Brunelleschi in Santa Maria Novella, che invece persegue l'idealizzazione umanistica. La struttura assemblata in più pezzi permette di ripiegare le braccia lungo il corpo durante i riti del Venerdì Santo, testimoniando ancora la funzione liturgica dell'opera.