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Uno dei riquadri maggiori delle Storie della Genesi nella Volta della cappella Sistina, affrescata da Michelangelo Buonarroti su commissione di Giulio II della Rovere, nella Città del Vaticano. Il tema è la creazione dell'uomo a somiglianza del suo Creatore, come narra la Genesi: le dita che quasi si toccano fissano il passaggio dell'energia vitale nel corpo di Adamo, perfetto nella forma ma ancora inerte. Il manto che raccoglie Dio e gli angeli riduce la composizione a due sole figure, e lo sfondo spoglio e luminoso isola il gesto che dà la vita.
Nella seconda metà della volta, a cui appartiene la scena, Michelangelo approda a un linguaggio sintetico: le figure, isolate e potenti, acquistano il massimo risalto e si leggono con chiarezza da terra. Qui l'essenzialità è portata all'estremo. Il drappo gonfio che stringe insieme l'Eterno e gli angeli forma una sagoma su cui gli studiosi si dividono: c'è chi vi riconosce un grembo materno, simbolo stesso del generare, e chi un encefalo, immagine del pensiero di Dio. Il fondo scabro e chiaro non distrae dal gesto e conferisce alla scena una straordinaria forza iconica.
Nel corpo di Adamo prende forma l'uomo come lo concepisce il Buonarroti, un gigante che lotta contro la propria materia per elevarsi a una perfezione senza limiti; di fronte, Dio è un vegliardo vigoroso, lanciato in volo, che trasmette la vita con un solo gesto. Come in tutta la volta, i colori squillanti e cangianti, accostati per contrasti di complementari, fanno risaltare le figure nella penombra della cappella, un tempo illuminata solo da candele. Queste soluzioni diventano subito, secondo Giorgio Vasari, la «scuola del mondo» e costituiranno un modello fondamentale per la cultura del Manierismo.