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Duomo pugliese di Trani, avviato nel 1099, quando Nicola Pellegrino è proclamato santo, e innalzato sopra il più antico edificio di Santa Maria della Scala, trasformato in cripta; consacrato nel 1143, è terminato solo all'inizio del Duecento. Nell'edificio convivono memorie paleocristiane, apporti del Romanico di Normandia e della Val Padana e ornati di gusto bizantino. La pianta è a croce commissa, con tre navate di sette campate su colonne binate e un transetto ampio ma poco sporgente; sul fianco destro sorge il campanile. In facciata si apre il Portale bronzeo di Barisano da Trani.
Lo scandimento delle navate adotta il sistema detto uniforme, frequente sia in Francia sia in area lombarda ed emiliana: i sostegni hanno tutti le stesse dimensioni e a ogni campata della navata centrale ne corrisponde una delle navate laterali. L'alzato riprende lo schema in tre fasce della Cattedrale di San Geminiano, a sua volta di origine transalpina: archi a tutto sesto, un matroneo aperto da trifore e, sotto le capriate lignee del tetto, una fila di finestre. A differenza di Modena, però, le absidi altissime e le navate slanciate danno all'edificio una verticalità che viene dalla Francia settentrionale, per esempio dalla Chiesa abbaziale di Notre-Dame de Jumièges, e che arriva in Puglia con i Normanni, subentrati ai Bizantini nel 1071.
L'esterno è rivestito di un marmo locale che, alla luce, assume toni bianchi e rosati. Agli archetti pensili, di ascendenza lombarda, si affianca il profilo a salienti di origine emiliana, con ampi archi ciechi che simulano un portico e incorniciano l'ingresso con le formelle in bronzo firmate da Barisano da Trani. Il campanile, di poco successivo e allineato alla facciata, ha alla base un'insolita galleria aperta da un arco a sesto acuto.