Affresco (214 × 90 cm) che Masaccio dipinge nel 1425-1426 nella cappella Brancacci in Santa Maria del Carmine a Firenze (Affreschi della cappella Brancacci), commissionata da Felice Brancacci. Occupa la parte alta del pilastro interno dell'arco d'ingresso, di fronte alla Tentazione di Adamo ed Eva (peccato originale) di Masolino da Panicale. Messe a confronto, le due immagini dimostrano che la ricerca di uniformità fra i due artisti non cancella la mano di ciascuno, e che il più giovane è anche il più libero e rivoluzionario.
Le figure e il paesaggio aspro e desertico traducono tutto il dramma della cacciata, che spezza il legame fra Dio e l'umanità, destinato a ricomporsi solo con il sacrificio di Cristo. Il comando di Dio è reso visibile da due segni: i fasci di luce d'oro che escono dalla soglia dell'Eden, già serrata alle spalle dei due, e l'angelo che li incalza dall'alto con un gesto che non ammette replica. Dolore e pentimento esplodono nei gesti e nei volti: Adamo si piega in avanti coprendosi il viso con le mani; Eva, consapevole per la prima volta della propria nudità, cerca di coprirsi, getta indietro il capo e urla, il volto deformato dall'angoscia. I corpi sono resi pesanti da una carnalità fragile, e il viso di Eva diventa una maschera tragica dagli occhi ridotti a fessure scure.
Sul pilastro opposto Masolino da Panicale dipinge invece corpi levigati e graziosi, belli e tranquilli ma come privi di materia e di gravità: il richiamo all'antico, come nel volto di Adamo simile ai ritratti degli imperatori romani, non rompe con il gusto gotico trecentesco, ancora evidente nel fogliame minuto, nel contrasto fra l'incarnato scuro dell'uomo e quello chiaro della donna e nel serpente dalla testa umana.